RISPONDERE A UN’OFFERTA DI LAVORO.

ANALISI (INCONCLUDENTE) DELLA MENTE UMANA.

ALERT: post con elevato tasso di acidità.

Mi è capitato diverse volte di pubblicare un annuncio per la ricerca di un collega a cui affidare una traduzione. Non capita spesso, per fortuna, ma quando si accavallano gli impegni di lavoro e quelli famigliari, insieme a un paio di imprevisti, allora si aprono i social e si corre ai ripari. “Ciao a tutti, cerco collega per una traduzione dal tedesco di 2.000 parole, con esperienza nel settore legale. Consegna tassativa per venerdì. Inviatemi per messaggio privato CV e tariffe. Grazie!”

Poche informazioni, messaggio diretto.

Le risposte all’annuncio iniziano ad arrivare e qui si apre un mondo. Anzi, IL mondo del traduttore medio che, preso dalla foga del chi-primo-arriva-vince e dalla foga dell’arrivo-dopo-ma-sono-il-migliore, si lascia andare alle risposte più assurde, supponenti e inconcludenti che possano essere concepite. (Tutte le risposte raccolte sono realmente esistite.)

  • La prima risposta, quella che vedo più spesso, forse un giorno capirò perché: “Sono interessato, scrivimi pure”. Se io ho un lavoro da offrire, tu mi contatti e ti presenti. Non il contrario.
  • “Lasciami una mail, ti scrivo.” L’annuncio dice “inviatemi per messaggio privato”. No, non voglio lasciare la mia mail su questo messaggio. Rispetta la scelta di preferire un social alla posta elettronica.
  • Poi scrive quello del (parafrasando) “ho due notizie: una brutta e una bella. La brutta è che non ho esperienza, la bella è che sono disponibile.” L’esperienza è espressamente richiesta, nel legale ancora di più. Rendiamoci conto dei nostri limiti.
  • Io apro l’annuncio con “Ciao a tutti” e voi mi rispondete con “Buonasera, ho letto il Suo annuncio”. Se viene impostato un certo registro, solitamente mi adeguo. Che sia il tu, il lei, il Vossignoria.
  • “Lavoro con il tedesco, ma sono più bravo in inglese.” Ti ringrazio per questa candida confessione, ma almeno la prossima volta cerca di scriverla in modo più… come dire, professionale.
  • Verba volant, scripta manent, dicevano gli antichi. Dovrebbe saperlo quello che risponde all’annuncio chiedendo: “quanto hai detto che è lunga la traduzione?”. Bocciato.
  • La data di consegna è una delle prime informazioni da considerare quando si accetta una traduzione. Soprattutto se chiedo una consegna per venerdì e tu mi rispondi che potresti farla per il 28. Fra 12 giorni.
  • Categoria del “ogni lavoro commissionato lo metto nel CV”. E ti ritrovi ad aprire curriculum di 14 (quattordici) pagine di lavori di interpretariato di ogni genere. Lavori di traduzione, nemmeno l’ombra.
  • C’è chi affronta il problema della prima esperienza di lavoro sul curriculum inserendo ogni tipo di impego dai 13 anni in su. E mi ritrovo un traduttore con esperienza di volontario, commesso e vendemmiatore. Capisco la buona volontà, ma forse sarebbe meglio costruire un curriculum un po’ più mirato.
  • C’è quello che si presenta timidamente come traduttore dal tedesco con un livello B1. Il livello B1 non è sufficiente per lavorare come traduttore professionista. A quel punto o cancelli l’informazione dal cv, oppure ti proponi come traduttore di tedesco quando avrai raggiunto almeno un C1.
  • E poi arriva LUI. Quello che ha “raddoppiato il fatturato di XXX grazie al suo stage di visual merchandiser”. Ora, io non credo che uno stage in un qualunque settore possa far raddoppiare il fatturato di questa multinazionale automobilistica di fama mondiale, eccellenza italiana e leader del settore. La soluzione migliore sarebbe quella di ridimensionare il tuo CV.
  • And the winner is… il curriculum modello europeo, con nome, cognome, posizione ricercata: “animatore turistico”. No, io a te non ti commento neanche.

Rispondere a un annuncio di lavoro – parlo di traduzioni ma forse il discorso può essere esteso anche agli altri settori – è una sorta di primo colloquio di lavoro. Certo, via computer, ma da quello che scriviamo e da come lo scriviamo possiamo far trapelare molte informazioni su di noi. Se non siamo in grado di leggere e capire un messaggio scritto di 29 parole italiane, come possiamo aspettarci che il committente ci affidi una sua traduzione? A domanda, risposta.

Nel prossimo articolo parlerò di come scrivere un CV mirato, portando il punto di vista di chi lo scrive e di chi lo legge. E giuro, cercherò di essere meno acida!!

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