Chiara Ferragni – Unposted. My 2 cents – Unpopular.

Sì, lo ammetto, l’ho visto al cinema. Con la “scusa” di accompagnare un’adolescente molto speciale, ho comprato il biglietto. Ma neanche tanto “scusa”: ero davvero incuriosita dal contenuto di un documentario di questo tipo. Ho aspettato qualche giorno prima di scriverne per capire cosa mi sarebbe rimasto impresso, al di là delle risate per un marito folle e dell’emozione per un figlio che nasce.

Ci sono quattro parole che continuano a girarmi per la testa: “il potere della condivisione”. E credo che il significato del film fosse proprio questo. Non una semplice esposizione della sua vita, per studiare al microscopio le sue abitudini o spiare nella sua casa. Questo lo fa lei quotidianamente sui social e non c’era bisogno di un film per vederlo. Piuttosto per condividere un’esperienza, che deve essere presa, capita e generalizzata.

L’episodio dell’ex che vuole vendere le quote della società senza il suo permesso non è il pettegolezzo per aumentare l’appetibilità del documentario. È un chiaro esempio di come anche le persone che riteniamo più vicine a noi possano voltarci le spalle e tradirci. Succede nella vita di tutti, figuriamoci quando hai i soldi e il successo.

È partita avvantaggiata perché era ricca? I social (ma non solo) sono pieni di esempi di gente sfondata di soldi che nella vita non ha mai concluso nulla. Essere ricchi o benestanti non è sinonimo di saper fare qualcosa. Ce l’ha fatta perché è bella e porta una 40? Forse. Di sicuro nel mondo della moda aiuta e lei ha saputo sfruttare queste caratteristiche al meglio. Credo che tutti dovrebbero valorizzare i propri pregi per costruirsi la strada che vogliono percorrere.

È la storia di una bambina qualsiasi, che da piccola non aveva la minima idea di cosa voleva fare da grande (“la pittrice o forse boh”), che era bravina in tutto senza eccellere da nessuna parte, e che alla fine ha capito come indirizzare le sue capacità e la sua indole. Ha preso i social e li ha usati per parlare e raccontare, in modo spontaneo, senza copiare, con il suo linguaggio. A volte sbagliando, a volte tirando a indovinare.

Sì, può risultare antipatica. Perché è più bella di noi, perché ha i soldi, perché si fa un sacco di foto, perché pubblica mille stories al giorno. Però ce l’ha fatta e per me, libera professionista, diventa inevitabilmente un esempio di come sia possibile ottenere qualcosa pur partendo da zero. È importante distinguere tra un’antipatia a pelle e un’oggettiva capacità di sfruttare pregi, strumenti e occasioni.

“Unposted” non è un documentario fine a se stesso, ma vuole lasciare aperte tante strade: la stessa Chiara è ancora in evoluzione e non sa cosa farà fra 5 o 10 anni. Lei racconta la sua storia perché ha funzionato ma non ti dice: “fai come me”, semplicemente: “è possibile, se lo rendi tuo”. Ed è questo il potere della condivisione: dare un esempio. Sta a noi adattarlo alle nostre esperienze.

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